SIMPOSIO – Il Gusto si Fa Luogo

1–2 agosto 2025 | Forni di Sotto (UD), Carnia – Friuli Venezia Giulia – Simposio

In un momento storico in cui parlare di vino significa parlare anche di cambiamento climatico, biodiversità, territori marginali e nuovi linguaggi, il Simposio di Forni di Sotto diventa molto più di un evento tecnico: è un’oppurtunità preziosa di ascolto, confronto e crescita collettiva.

Come professionista che ogni giorno si trova a contatto con vignaioli, ristoratori e amanti del vino (per non usare sempre l’inglesismo “winelovers”), mi sento in dovere di creare ponti tra chi produce e chi propone il vino, e tra chi lo racconta e chi lo sceglie.
E questo Simposio è proprio uno di quei luoghi rari dove tutto ciò può accadere in modo autentico, non la classica fiera o la solita sfilata di etichette, ma una temporanea comunità di persone, soprattutto di professionisti, che si mettono a disposizione di coloro che vogliono condividere, confrontare, allargare la propria idea di vino vivo, inclusivo ed in continua evoluzione.

Più di ogni altra cosa, la viticoltura sinergica PIWI, basata su varietà resistenti e nuovi ibridi, la loro ricerca agronomica e visione sostenibile prenderanno il centro della scena. Ma il cuore ardente sarà il dialogo che incrocia Europa e Carnia, ricerca genetica e liste dei vini, dalla vigna alla sala da pranzo. I produttori, gli enologi, i tecnici, i ricercatori, i comunicatori scientifici provenienti da tutta Europa, in questo ricco programma interdisciplinare di contenuti interverranno portando prospettive diverse, esperienze e assaggi.

Chi mi conosce lo sa: sono fuori dagli schemi della distribuzione classica.
Non cerco prodotti da catalogo, ne “etichette”, ma territori nuovi, vignaioli e vini artigianali, piccole cantine emergenti che abbiano qualcosa da dire, da raccontare, da lasciare in chi li assaggia, un ricordo, un emozione, un arricchimento sia culturale che personale.
La mia selezione di vini è per chi vuole offrire qualcosa di unico e distintivo, incuriosire i propri clienti, ma soprattutto valorizzare davvero il lavoro degli chef e dei loro piatti, con abbinamenti coinvolgenti, intelligenti, vivi.
Perché un calice di vino è quell’ingrediente segreto, quel tocco speciale che può rendere unico un momento, un piatto, un incontro.
È il “wow” che pronunciamo quando viviamo qualcosa di sorprendente, che ci smuove. E quel “wow” vale più di mille parole.

Non possiamo ignorare il momento complesso che il settore del vino e della ristorazione sta vivendo. I consumi rallentano, i rincari si fanno sentire su tutta la filiera – dalla vigna alla bottiglia – e il vino al calice, che potrebbe essere una grande risorsa per incuriosire e fidelizzare il cliente, è sempre meno presente o troppo prevedibile. A questo si aggiunge la carenza di personale di sala preparato, capace non solo di servire ma di guidare con competenza e passione la scelta del vino, di raccontarlo e valorizzarlo in abbinamento con la cucina.

Eppure una via c’è, e passa proprio da qui: dallo sbicchieramento ragionato, dall’uscire dai soliti cliché, dall’avere il coraggio di proporre qualcosa che sorprenda, che stupisca sia il neofita che l’esperto, che apra nuove conversazioni e regali nuove emozioni.

Il Simposio di Forni di Sotto è l’occasione giusta per vincere la paura che certi vini – come i PIWI – non incontrino il gusto del cliente. Perché se impariamo a conoscerli, capirli e raccontarli bene, questi vini hanno tutte le carte in regola per conquistare anche i palati più esigenti o sensibili.

Se vogliamo superare la crisi, dobbiamo anche saper osare, uscire dai cliché, abbandonare l’idea che “si vende solo ciò che già si conosce”. Dobbiamo riattivare la curiosità, proporre un’esperienza.
E, piccola nota dolente ma necessaria: evitare ricarichi eccessivi sul vino, che spesso allontanano proprio quel pubblico che invece sarebbe pronto a scoprire qualcosa di nuovo.

Partecipare al Simposio non è solo utile per aggiornarsi o scoprire nuove etichette.
È fondamentale per conoscere, comprendere e degustare i vini PIWI con consapevolezza, per imparare a raccontarli e proporli con il giusto vocabolario, superando reticenze e pregiudizi ancora molto diffusi.
Chi lavora nella ristorazione, chi gestisce una carta dei vini o consiglia un calice a tavola, oggi ha il compito di essere ponte tra la qualità e la curiosità del cliente, abbattendo i falsi miti legati ai vini resistenti e valorizzando ciò che di autentico e sorprendente questi vini sanno offrire.

Abbiamo bisogno di cambiare narrazione.
Di spostare l’attenzione da un approccio tecnico e spesso difensivo, a un racconto appassionato, centrato sull’esperienza, sul gusto, sull’emozione.
Non basta avere un vino buono: bisogna saperlo trasmettere, incuriosire, stuzzicare, creare il desiderio di scoperta.
E questa capacità nasce proprio da occasioni come il Simposio, dove si assaggia, si ascolta, si impara e si cambia punto di vista.

C’è un gusto che si sta appiattendo, una comunicazione troppo spesso cristallizzata attorno alle stesse etichette.
Serve risvegliare il palato, proporre alternative credibili, creare un nuovo lessico.
Serve osare, ma con conoscenza.
E serve assaggiare. Toccare con mano. Fare domande.

Ecco perché io ci sarò.
Ecco perché invito colleghi e professionisti a esserci.

Perché se vogliamo contribuire a costruire un futuro del vino più etico, più vario, più resiliente, allora dobbiamo anche essere pronti ad ascoltare nuove voci, assaporare nuove storie, percorrere nuove strade.

Il Simposio è tutto questo. Un luogo da vivere.

Simposio La Viticultura del Futuro
Simposio Forni di Sotto La viticoltura del futuro

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